Scrittrice e firma di punta di Haaretz, Neri Livneh, ha tratteggiato sul quotidiano progressista di Tel Aviv un ritratto non formale, ma ricco di spunti, della donna più potente (politicamente parlando) di Israele: Tzipi Livni, ministra degli Esteri, vincitrice, sia pure sul filo di lana, delle primarie di Kadima. «Più che l’Hillary Clinton d’Israele – osserva – Tzipi Livni può rappresentare per Israele ciò che Barack Obama sta rappresentando per l’America: la speranza di un cambiamento possibile». È tempo di accostamenti. È il tempo di Tzipi Livni. C’è chi guarda agli Stati Uniti e vede nella Livni una sorta di Hillary Clinton israeliana. «Comprendo l’accostamento di genere, ma non credo che le ragioni del successo di Tzipi possano trovare spiegazione in quelle che hanno portata all’ascesa, ma anche alla sconfitta, di Hillary. Soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra pubblico e privato delle due. Tzipi Livni ha custodito gelosamente la sua sfera privata, evitando qualsiasi politicizzazione, mentre Hillary ha dovuto fare i conti con un legame che era immediatamente pubblico e politico. Piuttosto, se accostamenti vanno ricercati, ne trovo più corretto un altro…». Quale? «Quello con Barack Obama. Non tanto per una comunanza di idee, quanto per come la Livni e Obama vengono percepiti dalle rispettive opinioni pubbliche: vale a dire come aria nuova in una politica vecchia che ripropone sempre gli stessi protagonisti».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=79113